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Siamo un progetto civico e politico nuovo, che mette al centro la cura e la centralità della persona e dell’ambiente in cui vive, in una prospettiva ecologica integrale. 

Vogliamo rappresentare i territori, da quello metropolitano alle aree montane e interne, non in modo ideologico, ma in una prospettiva concreta e fortemente radicata nel contesto europeo. 

Vogliamo valorizzare le buone esperienze di governo delle città, del civismo, del mondo delle associazioni, del terzo settore, del volontariato e del mondo imprenditoriale. 

Desideriamo dare voce alle donne, ai nuovi cittadini, alle persone più fragili e sole in una prospettiva plurale e di genere.

Intendiamo il Piemonte come una Regione dell’Unione Europea: interconnessa e sinergica con le altre regioni europee, capace di importare le migliori buone pratiche da altri territori dell’Unione.

Le prossime elezioni sono quindi un primo tassello di una proposta più ampia che vogliamo offrire in una prospettiva che sia locale, ma insieme europea e internazionale, un nuovo spazio di partecipazione lontano da populismi e sovranismi.

Giustizia ambientale, la casa comune

La terra è la casa comune della vita in cui la sovranità non appartiene solo all’essere umano, ma a tutti gli esseri viventi. Una casa comune che deve essere tutelata come il bene più prezioso, partendo dal risanamento del degrado ambientale e debellando la cultura dello scarto che sta pregiudicando il futuro dei nostri figli e la vita nel pianeta. La politica può rinascere se prende coscienza degli errori commessi nel passato per indifferenza, egoismo o miopia e se assume come paradigma di riferimento l’ecologia integrale, cioè una ecologia che tutela allo stesso modo e con le stesse energie l’ambiente naturale e la vita che lo ospita, sia essa umana (collettiva e individuale) sia animale. 

Vogliamo promuovere la difesa della fauna, la conservazione ed il ripristino dell’ambiente, con iniziative giuridiche, politiche, culturali, educative, informative e editoriali.

Vogliamo difendere le specie protette, mai così a rischio in Piemonte da 40 anni a questa parte per questo motivo ci adopereremo affinché la caccia venga vietata nella nostra terra.

Il nostro impegno sarà rivolto anche all’aumento dei controlli sul territorio, per contrastare il fenomeno del bracconaggio tuttora diffuso nel nostro territorio.

Riteniamo fondamentale e necessario introdurre nuove regole normative che tutelino gli animali e garantiscano il rispetto dei loro diritti.

Le nuove regole normative che si rendono necessarie dovranno bandire l’uso di animali nei circhi e in altri spettacoli itineranti. Solo assumendo la consapevolezza dell’indispensabilità di questo nuovo approccio possono essere superati gli ostacoli e le forti resistenze al cambiamento che si annidano nella società dello scarto: privilegi corporativi, corruzione, evasione fiscale, burocrazia ottusa, interessi divergenti dal bene collettivo, egoismo e illegalità.

  1. RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA

Vogliamo aumentare la qualità ecologica, ambientale e paesaggistica dell’area metropolitana, riducendo la sua impronta ecologica, ridefinendo i suoi processi metabolici in forma circolare, e contribuendo così attraverso azioni locali alla sfida globale posta dal cambiamento climatico.

Il tema della biodiversità e dello sviluppo di politiche di contrasto alla perdita di diversità biologica negli ultimi anni ha ricevuto una particolare attenzione nell’agenda globale ambientale, noi riteniamo che questo debba essere un tema da sviluppare in modo concreto nei prossimi anni, per una gestione sostenibile del nostro territorio.  

Le nostre proposte: 

  • costruire una rete coerente di zone protette;
  • progettare un piano di ripristino della natura con obiettivi vincolanti;
  • programmare un’agenda regionale ambiziosa per il ripristino degli ecosistemi;
  • varare una legge sul clima;
  • varare una legge per la tutela delle zone umide.
  1. SALVAGUARDIA DELLA BIODIVERSITÀ

Il Piemonte è caratterizzato da un paesaggio naturale diversificato, che va dalla montagna, a zone collinari e pianeggianti, comprendendo numerosi ecosistemi. Tale diversificazione aumenta l’esposizione ai rischi dei cambiamenti climatici, che hanno effetti non solo sul territorio e sulla popolazione della regione, ma anche a livello più ampio. Per questo motivo, è necessario che le nostre istituzioni regionali intervengano in maniera diretta e decisa nella protezione delle risorse naturali e della biodiversità.  

Il concetto di biodiversità è strettamente connesso al concetto di ecosistema, la salvaguardia della prima aiuta a proteggere gli ecosistemi dal rischio di fragilità.  

In questo ambito subentrano fattori come: inquinamento, uso massiccio della plastica, rifiuti e rifiuti radioattivi e pericolosi che minacciano la diversità ambientale rendendo un ecosistema più fragile e potenzialmente non in grado di garantire tutto ciò che serve al nostro ecosistema.  

Vogliamo accelerare le politiche di contenimento di inquinamento, uso della plastica, corretto smaltimento dei rifiuti pericolosi e riciclo dei rifiuti sono necessarie a mantenere intatto il delicato equilibrio degli ecosistemi e la ricca varietà di specie.  

Tra le cause maggiormente impattanti sugli habitat ci sono anche l’agricoltura e l’allevamento industriali. L’espansione dell’agricoltura industriale, insieme all’allevamento intensivo, sono tra i principali motori della distruzione globale delle foreste per liberare suoli da destinare a colture e pascoli.  È necessario trasformare l’agricoltura da causa di perdita di biodiversità a vero e proprio scrigno di conservazione, ma anche asset di produzione, per questo motivo occorre intervenire con programmi e normativa sulle scelte di produzione agricola, trasformazione alimentare, trasporto, acquisto, gestione e fruizione del cibo perché queste sono fra le principali cause dell’ allarmante perdita di biodiversità e incidono sul cambiamento climatico.  

Siamo convinti che la Regione debba promuovere un’agricoltura che possa contribuire attivamente alla conservazione delle specie e degli habitat: un’agricoltura che non usi pesticidi e fertilizzanti chimici di sintesi, che garantisca la rotazione delle colture con una grande varietà di specie coltivate.

Le nostre proposte:   

  • azioni mirate al rallentamento della continua perdita di habitat dovuta al consumo di suolo, attraverso un incremento dei monitoraggi delle attività e una misura degli impatti ambientali dei progetti che ne valuti anche l’impatto sull’habitat stesso; 
  • prevenzione degli incendi boschivi che portano ogni anno a perdite di vite umane, distruzione di risorse naturali difficilmente sostituibili e costi enormi per lo Stato. In un contesto in cui il corpo della Guardia Forestale è stato depotenziato a seguito dell’accorpamento con l’Arma dei Carabinieri, una strada da percorrere è quella dell’aumento della struttura tecnologica destinata alla prevenzione e all’individuazione immediata degli incendi tramite termocamere fisse o montate su droni, nonché un potenziamento delle squadre di soccorso e dei programmi di gestione del territorio che assicurino la riduzione del rischio di incendio attraverso azioni quale il mantenimento; 
  • adottare azioni concrete mirate a contrastare in modo diretto lo scioglimento dei ghiacciai attraverso ad esempio il posizionamento dei cosiddetti teli geotessili; 
  • sviluppare sistemi artificiali che integrino quelli naturali nella loro funzione di accumulo e rilascio graduale dell’acqua. Nel secolo scorso questa funzione è stata, in montagna, svolta prevalentemente dai grandi e medi bacini idroelettrici. Sebbene la costruzione di nuove dighe e grandi impianti di questo genere (anche considerando l’impatto gravoso sull’ambiente della struttura in sé) non sia facilmente ipotizzabile né consigliabile, data l’attuale situazione di sfruttamento delle risorse idriche alpine e per l’impatto ambientale che questi comportano, la diffusione di piccoli impianti (il cosiddetto “mini-idroelettrico”) può aiutare a realizzare una rete distribuita di gestione  

  1. LOTTA AL CONSUMO DI SUOLO  

Il Piemonte è una delle regioni in Italia dove il consumo di suolo è più marcato. I dati del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente evidenziano che nel biennio 2021-2022 in Piemonte c’è stato un aumento netto del consumo di suolo di 617 ettari, dato peraltro in controtendenza con le dinamiche demografiche, che vedono invece una riduzione della popolazione.   

Il consumo di suolo è un problema rilevante dal punto di vista ambientale in quanto produce un aumento del rischio idrogeologico dei territori, una minore capacità di assorbimento della Co2 con effetti quindi sul riscaldamento globale, un depauperamento del paesaggio, degli habitat naturali e del tessuto sociale. 

In Italia non vi è ancora una legge nazionale contro il consumo di suolo, ma diverse Regioni si sono dotate di leggi proprie per contrastare il fenomeno. Non è il caso del Piemonte, dove una legge organica non esiste e le misure contro il consumo di suolo sono contenute in diversi provvedimenti, senza che vi siano previsti obiettivi specifici.   

La nostra proposta principale è l’approvazione di una legge specifica contro il consumo di suolo che fissi come obiettivo il taglio del 50% del consumo di suolo netto in 5 anni e del 100% in 10 anni. 

Le nostre proposte:

  • limitazione dell’espansione delle aree urbane e il divieto di creazione di nuovi insediamenti in aree isolate;
  • recupero, riqualificazione o demolizione degli insediamenti dismessi, sia in aree urbane che rurali;
  • rigenerazione dei centri urbani prevedendo la creazione di aree verdi e naturali;
  • creazione di infrastrutture ferroviarie privilegiandole rispetto a quelle viarie automobilistiche.

  1. GESTIONE DELLE RISORSE IDRICHE 

L’acqua è un bene fondamentale, non sostituibile e non rigenerabile, che deve essere utilizzato nel modo più efficiente e razionale possibile. Perciò è necessario adottare misure e comportamenti per il suo corretto utilizzo, puntando a ridurre sprechi, limitare lo sfruttamento e combattere l’inquinamento delle risorse idriche. 

La nostra regione è molto soggetta a siccità e crisi idriche, che generano ingenti perdite economiche e depauperamento ambientale. Secondo uno studio dell’Organizzazione Metereologica Mondiale, nel 2022 il Piemonte è stata la regione più colpita dalla siccità in Europa, situazione che periodicamente costringe a ricorrere a razionamenti dell’acqua e a divieti per utilizzi non fondamentali.   

Temperature più alte della media e piogge scarse sono le cause principali, ma con un più efficiente utilizzo delle risorse idriche il problema della mancanza d’acqua può essere contrastato. I settori che più consumano acqua sono, nell’ordine, quello agricolo, quello energetico e quello urbano. Pertanto, è necessario intervenire con misure specifiche in questi tre settori chiave. 

Vogliamo proporre l’adozione di misure per la riduzione degli sprechi, alla limitazione dell’utilizzo, alla sensibilizzazione e sviluppo di comportamenti virtuosi in ogni ambito. 

Le nostre proposte:

  • incentivi all’utilizzo di sistemi irrigui a risparmio idrico;
  • aumento di sistemi di digitalizzazione in agricoltura;
  • piano di manutenzione straordinaria e rinnovo della rete idrica;
  • realizzazione di invasi artificiali per l’accumulo di acqua piovana;
  • promozione di formazione gratuita per la digitalizzazione, l’innovazione tecnologica e delle tecniche colturali nel settore agricolo;
  • investimenti negli impianti di depurazione e gestione delle acque reflue;
  • l’aggiornamento del Piano di Tutela delle Acque (PTA), finalizzato alla riduzione del consumo idrico e allo sviluppo di una maggiore capacità di resilienza nei confronti della crisi idrica e climatica. 

  1. SPINTA ALLE ENERGIE RINNOVABILI  

Vogliamo raggiungere il 60% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030, sviluppando progetti di ricerca e innovazione nel settore delle energie rinnovabili, dell’idrogeno verde, dell’efficienza energetica e della mobilità sostenibile, in collaborazione con università e centri di ricerca.

Un terzo dell’anidride carbonica liberata nell’atmosfera è dovuta ai trasporti, in particolare quelli su strada. Nonostante gli obiettivi europei di decarbonizzazione del settore ed in generale di investimento nel sistema ferroviario, circa il 90% dell’energia consumata nei trasporti proviene da idrocarburi e solo il 2% da quella elettrica.

Bisogna promuovere e sostenere le comunità energetiche con una legge regionale, stabilendo idonei incentivi fiscali e programmi di sovvenzioni per le imprese e i cittadini che investono in energie rinnovabili.

In Piemonte la produzione di energia rinnovabile si attesta al 18,7% del consumo di energia totale, dato in aumento ma ben lontano dall’obiettivo del 42,5% fissato a livello europeo entro il 2030. Pensiamo che la nostra regione possa fare molto di più nell’utilizzo delle risorse rinnovabili nella produzione di energia rimuovendo gli attuali ostacoli burocratici all’installazione di nuovi impianti e favorendo lo sviluppo delle comunità energetiche.  

Le nostre proposte:

  • snellire le procedure amministrative per le autorizzazioni e offrire un sostegno attivo all’installazione di nuovi impianti;
  • incentivare la realizzazione di comunità energetiche attraverso campagne di informazione, individuazione delle aree più adatte e di sostegno pratico;
  • maggiore sostegno alla creazione di una filiera industriale nella produzione di impianti fotovoltaici, eolici, pompe di calore e di dispositivi di stoccaggio (batterie);

7. INFRASTRUTTURE PER UNA MOBILITÀ SOSTENIBILE

Gli obiettivi europei per il L’obiettivo del 2050 impongonoe una rivoluzione ecologica dei trasporti, per questo fin da subito occorre tracciare un percorso di transizione verso l’azzeramento delle emissioni di gas serra.  

Riteniamo sia fondamentale implementare e migliorare lo spostamento sulle ferrovie per il trasporto rapido di passeggeri e merci, in modo da ridurre le emissioni climalteranti e migliorare i servizi alle persone e alle imprese.  

Dobbiamo cogliere l’occasione della trasformazione dei cicli della pendolarità casa-lavoro per migliorare la connettività e l’accessibilità al e del territorio metropolitano, innestando sulla rete radiocentrica del ferro, potenziata, un reticolo di mobilità locale alle diverse scale che abbia nelle stazioni nodi di scambio modale e di servizi. Promuovere così lo spostamento con i mezzi pubblici, in bicicletta e a piedi e la qualificazione dello spazio pubblico nei contesti di urbanizzazione recente.

Riteniamo sia fondamentale, per un sistema di trasporti sostenibile, accelerare nella conversione al ferro, diminuendo in modo consistente quello su gomma, specie per quanto riguarda il trasporto merci. Questo produrrà benefici sulla qualità dell’aria, sulla sicurezza stradale, sulla vivibilità delle città che saranno meno congestionate e in termini economici, data la convenienza del trasporto su rotaia. 

Le nostre proposte:

  • aumentare gli investimenti sul potenziamento delle reti ferroviarie regionali, sul miglioramento delle interconnessioni ferroviarie con le aree interne e con porti e aeroporti;
  • rinnovo in senso ecologico dei mezzi per il trasporto pubblico locale, il potenziamento della mobilità urbana sostenibile, con la costruzione di ciclovie urbane e interurbane per la mobilità dolce;
  • progettare le connessioni di “ultimo miglio” introducendo soluzioni di mobilità leggera, come biciclette e monopattini elettrici, per migliorare le connessioni tra le stazioni ferroviarie e le destinazioni finali. Ogni nuova opera dovrà prevedere, tra l’altro, uno studio di impatto ambientale e una Relazione di Sostenibilità che garantiscano il rispetto degli indirizzi europei;
  • riduzione delle emissioni di CO2 generate dagli spostamenti quotidiani di persone e merci allora occorre implementare la mobilità sostenibile attraverso la creazione di un sistema di trasporto definito da tre caratteristiche principali: alimentazione elettrica, rete efficiente e integrata di mezzi di trasporto pubblico e relative infrastrutture, condivisione dei mezzi di trasporto (sharing);
  • finanziare la riduzione dei prezzi dei biglietti attraverso un abbonamento unico per tutta l’area metropolitana di Torino, e un biglietto/abbonamento a tariffa incentivante per tutta la Regione, gli obiettivi saranno favorire la mobilità sostenibile, evitare lo spopolamento di aree marginali e/o montane.  

Riteniamo sia fondamentale, per un sistema di trasporti sostenibile, accelerare nella conversione al ferro, diminuendo in modo consistente quello su gomma, specie per quanto riguarda il trasporto merci. Questo produrrà benefici sulla qualità dell’aria, sulla sicurezza stradale, sulla vivibilità delle città che saranno meno congestionate e in termini economici, data la convenienza del trasporto su rotaia. 

Le nostre proposte:  

  • servizi di trasporto pubblico efficienti e sicuri;  
  • una rete estesa di piste ciclabili e pedonali, parcheggi per biciclette e una manutenzione efficiente delle stesse, incentivando all’utilizzo della bicicletta mediante premialità, anche attraverso campagne di sensibilizzazione e di educazione nelle scuole;
  • pedaggi di accesso alle aree urbane – differenziati per tipo di vettura e orario – per regolamentare il traffico (e anche per finanziare nuove iniziative);  
  • dare priorità a soluzioni di trasporto pubblico con grande capacità di trasporto passeggeri (metropolitana e treno), anche con la riattivazione di tutte le linee ferroviarie sospese. Lo stato dei collegamenti ferroviari in Piemonte è pessimo, con ben due delle linee ferroviarie peggiori d’Italia, secondo Legambiente (la Novara-Biella-Santhià e la Genova-Acqui-Asti);
  • conversione ecologica al ferro anche per il trasporto merci con investimenti negli hub intermodali e negli interporti per migliorare la gestione degli stessi.

Le città sono il problema, eppure anche la soluzione al cambiamento climatico sono il primo luogo in cui intervenire per tentare di ridurre l’inquinamento. 

Giustizia sociale

  1. SALUTE

Dobbiamo innestare sulla futura Città della Salute di Torino un sistema territoriale integrato di educazione, prevenzione e diagnosi che, anche attraverso le possibilità della telemedicina e della diagnostica a distanza, promuova un eguale accessibilità del sistema sanitario sul territorio. Sostenere l’invecchiamento attivo e sano della popolazione e i legami intergenerazionali. 

La nostra priorità sarà la riorganizzazione del sistema di accesso alle prestazioni sanitarie e la riduzione delle liste di attesa. Attualmente, in molte Asl i tempi di attesa delle prestazioni specialistiche non urgenti e di quelle diagnostiche superano nella maggior parte dei casi i 30 giorni, andando anche a raggiungere diversi mesi. Ciò è dovuto principalmente alla insufficiente spesa sanitaria, di molto inferiore ad altri grandi paesi UE, che si traduce in carenza di personale e inadeguatezza delle strutture sanitarie.   Ma il problema delle lunghe liste d’attesa è dovuto anche ad un inefficiente sistema di accesso alle prestazioni sanitarie, che prevede un lungo tempo di diagnosi, con sovrapposizione di figure e di strutture a partire dal medico di base fino ad arrivare alle visite specialistiche. Situazione che poi va a sovraccaricare i pronto soccorso e incide negativamente sulla possibilità di offrire prestazioni d’urgenza.  

Per questo crediamo che sia necessario rivedere il sistema di accesso alla sanità per fornire un miglior indirizzamento, fin dal primo momento, del paziente alle prestazioni necessarie. La medicina di prossimità, con le nuove strutture delle Case della salute e degli Ospedali di comunità, sono di fondamentale importanza in questo.  Inoltre, per ridurre il sovraccarico del sistema sanitario ed in generale migliorare salute e benessere dei cittadini, è necessario puntare sulla prevenzione, promuovendo campagne di screening e di promozione di uno stile di vita sano, anche nelle scuole. Infine, è necessario potenziare la rete dei consultori per una tutela della salute integrale per le persone e promuovere l’educazione sessuale e affettiva.  

Le nostre proposte:  

  • la creazione di un modello hub+spoke, fondato su un primo accesso al servizio garantito da centri multidisciplinari; tali centri dovrebbero accogliere medici di medicina generale, capacità di analisi e diagnostiche di primo livello (es. analisi dei fluidi corporei, radiografie…), personale e servizi caratteristici dei consultori (tra cui figure come mediatori e mediatrici culturali, psicologo);
  • l’utilizzo di telemedicina e teleconsulto: da tali centri, i medici di medicina generale siano in grado di poter richiedere in tempo reale consulti specialistici – supportati dalla condivisione in tempo reale di documentazione diagnostica prodotta in situ (es. una radiografia effettuata nel centro di primo accesso stesso);
  • la cartelle cliniche digitalizzate e uniformate a livello regionale, italiano, europeo;
  • l’individualizzazione delle prestazioni sanitarie o in base a fattori di rischio come età, fumo, sesso biologico, mediante l’implementazione di un sistema informatizzato che guida la o il paziente attraverso screening e valutazioni personalizzate;
  • la completa realizzazione delle case della salute e degli ospedali di comunità per promuovere l’assistenza sanitaria vicino alle persone.;
  • il potenziamento dei Servizi Consultoriali integrando questi servizi con ambulatori di medicina generale e diagnostica di base in centri medici di prossimità;
  • l’educazione Affettiva e Sessuale, attraverso l’apertura di sportelli di consulenza e educazione affettiva e sessuale all’interno degli istituti scolastici;
  • rifinanziare e potenziare il progetto dello psicologo delle cure primarie, per dare piena accessibilità al servizio e raggiungere quante più persone possibile, al fine di garantire il fondamentale diritto della tutela del benessere psicologico
  • favorire programmi di promozione dell’autonomia e della consapevolezza in ambito sessuale, consentendo alle persone di prendere decisioni informate sulla propria salute sessuale.
  1. LAVORO E INNOVAZIONE

Una delle sfide più importanti per la prossima giunta sarà quella di contrastare il fenomeno dei NEET (giovani che non lavorano, non studiano e non seguono corsi di formazione). Il Piemonte è la peggiore regione del Nord Italia per numero di NEET: sono infatti il 17,7% rispetto ad una media europea che è del 10,8%. Attraverso attente politiche attive per il lavoro è possibile diminuire questo numero, per avvicinarlo a quello di altre grandi regioni del Nord Italia e alla media europea.   

Attualmente, l’Italia spende meno della metà di altri importanti paesi europei nelle politiche attive per il lavoro, lasciando la ricerca del lavoro e la formazione delle competenze quasi interamente a carico del lavoratore e al settore privato delle agenzie per il lavoro. Gli strumenti offerti dal pubblico, inoltre, sono inadeguati, non riuscendo pienamente a incrociare domanda e offerta di lavoro e a fornire strumenti di formazione e di inserimento al lavoro effettivamente utili, generando così anche uno spreco di risorse.  

Molte delle risorse economiche messe a disposizione, infatti, sono destinate a tirocini, mentre poche sono quelle destinate a corsi di formazione. È necessario, perciò, spostare in modo significativo le risorse dai tirocini, strumento inadeguato alla creazione di lavoro e alla formazione professionale, ai corsi di formazione, di aggiornamento e di riqualificazione, molto più utili a garantire occupabilità.  

Inoltre, nonostante l’elevato numero di disoccupati in Italia e in Piemonte, c’è ancora un forte disallineamento (mismatch) tra domanda e offerta che si traduce in migliaia di posti di lavoro scoperti, spesso per mancanza di profili adatti. Pertanto, è necessario fornire strumenti per lo sviluppo delle competenze più richieste, e questo può essere fatto solo con corsi specifici e mirati.  

Nei prossimi anni sarà concreta la possibilità di incremento di posizioni lavorative di rilievo per milioni di persone, in posizioni legate all’ambiente, per questo si dovrà sostenere la formazione anche nel campo dei “green jobs” per le generazioni attuali e quelle future, in questo senso diventerà fondamentale la necessità di creare infrastrutture che possano colmare il divario tra presente e futuro.

Aumentare la capacità di creare valore nei diversi comparti economici (agricoltura, turismo, manifattura, servizi, commercio, pubblica amministrazione) attraverso il trasferimento tecnologico, la digitalizzazione, l’automazione, la cooperazione in reti di impresa, la costruzione di filiere, l’innovazione di processo e di prodotto, la promozione dei territori e delle sue produzioni. Aumentare così l’offerta di occasioni di lavoro e di impresa e l’attrattività del sistema metropolitano torinese per nuove iniziative e investimenti.

Le nostre proposte:

  • investire maggiormente nelle politiche attive per il lavoro e dotare l’Agenzia Piemonte Lavoro di risorse umane e materiali adeguate, creando figure professionali per la ricerca di lavoro, insistendo digitalizzazione dei processi e creando finalmente il fascicolo elettronico del lavoratore;
  • migliorare e promuovere la Bacheca Digitale Unificata;
  • fornire corsi di formazione, aggiornamento e riqualificazione professionale gratuiti e mirati, sulla base delle richieste del mercato del lavoro, al fine di ridurre il disallineamento tra domanda e offerta;
  • aumentare l’uso del ricorso al lavoro agile (c.d. smart working) e introdurre forme di incentivi e agevolazioni al suo ricorso per le piccole realtà private;
  • mettere a disposizione spazi pubblici per il lavoro condiviso (co-working) 
  1. ISTRUZIONE E RICERCA

Investire sul rinnovo strutturale dell’infrastruttura scolastica metropolitana in termini edilizi e di modello spaziale della formazione, cogliendo le opportunità sperimentate con la DAD in periodo Covid-19 e ibridandole con la qualità della didattica tradizionale. Rafforzare e innovare nella formazione vocazionale, sia a livello di istruzione secondaria superiore sia a livello universitario. Diffondere e promuovere la scolarizzazione precoce anche in un’ottica di equilibrio di genere. Promuovere la relazione tra scuola e territorio in tutti i contesti, facendo dell’infrastruttura scolastica una piattaforma civica multiservizi.

L’istruzione è un fattore chiave per lo sviluppo di un territorio, l’università e gli enti pubblici di ricerca sottolineano che il numero di laureati è inferiore alla maggior parte dei Paesi OCSE. 

Le nostre proposte:

  • aumentare il numero dei laureati anche mediante il potenziamento del diritto allo studio;
  • aumentare le interazioni con il mondo del lavoro; 
  • coordinare le attività di ricerca.

Oggi il sistema di sostegno in Piemonte sembra essere guidato per lo più da logiche burocratico-amministrative-localistiche anziché essere orientato alle necessità degli studenti, la priorità è quella di perseguire la logica della semplificazione per richiedere borse di studio e sovvenzioni da parte degli studenti.

Anche l’offerta abitativa è insufficiente le residenze universitarie non soddisfano le richieste abitative degli studenti fuorisede, per questo la Regione deve promuovere lo “Student Housing” stimolando il mercato e ad aiutare i proprietari con le ristrutturazioni, occorre stipulare un patto con le città, con gli enti pubblici, con enti privati profit e no profit, con l’università, allo scopo di favorire la realizzazione di strutture, spazi, luoghi sempre più vivibili e volti alla relazione tra studenti. 

L’obiettivo di elevare il livello di istruzione del nostro territorio non si raggiunge con un’intenzione di facciata ma con una forte volontà politica, a tutti i livelli.

  1. DIRITTI E PARI OPPORTUNITA’

Riteniamo sia fondamentale aumentare le risorse dedicate alle tematiche delle pari opportunità e della parità di genere e quelle finalizzate al contrasto della violenza contro le donne e la violenza domestica, proteggendo e sostenendo le donne vittime di abusi.

Far crescere la partecipazione delle donne nel mercato del lavoro e la loro indipendenza economica riducendo il gap retributivo e le lacune previdenziali tra generi, nell’ottica di lotta alla povertà delle donne, migliorando le politiche di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Il tasso di occupazione femminile, differentemente da quello maschile, cala all’aumentare del numero di figli, la conciliazione dei tempi, infatti, ha ripercussioni di vario genere sulla possibilità di raggiungere la parità di genere.

Le nostre proposte:

  • sviluppare interventi efficaci di conciliazione vita-lavoro, promuovendo la “genitorialità responsiva”, coinvolgendo anche gli uomini e i padri nella condivisione delle responsabilità di cura e domestiche;
  • prevedere investimenti per la creazione di infrastrutture territoriali che coinvolgano attori pubblici, privati e del Terzo Settore;
  • ripristinare una totale ed incondizionata libertà di legittima scelta delle donne di autodeterminare le proprie vite, attraverso l’attivazione di tutte le misure di prevenzione, compresa la contraccezione gratuita, il potenziamento dei servizi sociali e del personale e dei consultori per tutte le fasce d’età e la piena tutela della salute sessuale e riproduttiva per tutte e tutti;
  • approvare una legge che, in maniera esplicita, faccia riferimento ai crimini d’odio e agli atti discriminatori contro la comunità Lgbtqia+ 
  1. COESIONE E VALORE DELLA COMUNITA’

Siamo convinti che sia necessario promuovere eguali opportunità di sviluppo personale e di comunità nelle diverse parti della Regione, introducendo e sostenendo forme originali di housing sociale e di residenzialità di comunità, adatte alle specificità dei diversi contesti territoriali per ripopolare i territori a demografia debole. Sperimentare e incentivare forme duali di residenza metropolitana per rafforzare i legami tra centro e aree interne. Prevenire e recuperare l’esclusione sociale.

Stando alle ultime rilevazioni, l’attuale invecchiamento della popolazione mondiale rappresenta un fenomeno senza precedenti, la percentuale degli over 65 sul totale della popolazione è in aumento costante, crescerà anche il numero dei c.d. «grandi vecchi» (gli over 80). A fronte di queste dinamiche, riteniamo che in futuro si rivelerà cruciale, nonché strategico, riuscire a dare una risposta al fenomeno dell’invecchiamento attivo.  Il presupposto è che l’anziano rimanga il più a lungo possibile responsabile della propria vita e che l’invecchiamento attivo allunghi la vita e ne migliori la qualità. 

Le nostre proposte:

  • dare una risposta anche alle esigenze abitative dei nuovi over 65 promuovendo la formula del “Senior housing”, che si rivolge ad anziani autosufficienti proprio con l’obiettivo di promuovere l’invecchiamento attivo;
  • riteniamo sia importante promuovere investimenti in questo settore anche per l’esigenza di limitare il ricorso al ricovero nelle case di cura o RSA, anche per contenere la spesa pubblica;
  • promuovere e potenziare i servizi per minori e giovani;
  • implementare  nuovi centri educativi e ricreativi, assicurando l’accesso gratuito alle attività culturali e sportive;
  • ampliare il supporto psicologico nelle scuole, per garantire un benessere mentale ottimale;
  • promuovere un maggior rapporto tra scuola e mondo delle imprese, e in particolare imprese del terzo settore, finanziando tirocini retribuiti, incentivando così formazione in situazione e occupazione giovanile; 
  • collaborare con cooperative sociali, associazioni locali per creare programmi di inclusione e prevenzione del disagio giovanile. Investiremo in spazi sicuri e attrezzati per la socializzazione, favorendo un ambiente stimolante e protetto per la crescita dei nostri giovani.

L’individualismo sociale è una minaccia per la coesione del paese, precondizione per lo sviluppo. Vogliamo portare avanti una proposta comunitaria, che si oppone a tutti i fenomeni disgregatori della nostra società con la riscoperta del valore del bene comune a partire dal sostegno dei più deboli. 

Ci concentriamo sull’ascolto delle esigenze e dei problemi e su tutti i tipi di fragilità. Se non si riparte dagli “ultimi” non si può ricreare il tessuto comunitario, non si può ridare senso al concetto di cittadinanza inteso come condivisione di un destino, a prescindere da nascita, cultura, provenienza geografica, etnia, religione, condizione economica.

Cittadinanza che deve essere sinonimo di comunità sociale, di solidarietà e che trova ragione e diritto non più solo nel “sangue” ma, soprattutto, nella condivisione delle sorti di tutta la collettività, nel rispetto delle sue regole e nella partecipazione alla costruzione di una società aperta, accogliente e giusta.

  1. CULTURA E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO 

Il Piemonte è caratterizzato da un vasto patrimonio culturale materiale e immateriale. Riteniamo importante in tale ambito cambiare la prospettiva da un approccio conservativo a un approccio di “Welfare culturale e di comunità o di prossimità”. 

Con questa espressione si intende un  nuovo modello integrato di promozione del benessere e della salute degli individui e delle comunità, attraverso pratiche fondate sulle arti visive, performative e sul patrimonio culturale. 

Il Welfare culturale si fonda sul riconoscimento, sancito anche dall’Organizzazione mondiale della sanità, dell’efficacia di alcune specifiche attività culturali, artistiche e creative, come fattore di promozione della salute, di benessere soggettivo e di soddisfazione per la vita, di contrasto alle disuguaglianze e di coesione sociale.

Con il termine Welfare di comunità, o di prossimità, si vuol intendere un modello di intervento sociale che fa perno sull’esperienza quotidiana dei membri di una società locale per promuovere e sviluppare servizi di sostegno alle componenti più deboli presenti in quello specifico territorio. In questo senso, il welfare di comunità corrisponde a una riarticolazione del piano di intervento classico del Welfare state, promuovendo interventi che vengono progettati nello stesso bacino territoriale nel quale verranno implementati. 

Le nostre proposte:

  • valorizzare le specificità locali, sia dal punto di vista dei bisogni che delle risorse;
  • passare dal principio di redistribuzione a quello di sussidiarietà;
  • ridefinire il perimetro dei soggetti chiamati a produrre proposte culturali coinvolgendo attori della società locale e di cittadini attivi nel più ampio senso possibile; 
  • favorire un approccio auto- attivante della comunità locale, che mette a disposizione risorse per il benessere collettivo, in primo luogo, il proprio tempo, ma anche risorse di tipo organizzativo ed economico

  1. EUROPA E PACE

La casa comune dei nostri paesi europei è l’Unione Europea, baluardo di democrazia e giustizia sociale. Vogliamo costruire una identità europeista plurale, inclusiva, aperta e di pace. Gli Stati Uniti d’Europa, forti della grande e ricca varietà culturale, sociale e storica soprattutto, nella condivisione delle sorti di tutta la collettività, nel rispetto delle sue regole e nella partecipazione alla costruzione di una società aperta, accogliente e giusta.

Le nostre proposte:

  • superare le barriere che separano i popoli europei, quelle tra le generazioni, tra occupati e disoccupati; tra lavoratori e pensionati, stabili e precari; tra interessi privati e interessi pubblici; tra Nord e Sud; tra uomini e donne; tra italiani nati qui e “nuovi” italiani, tra gli italiani che vivono in Italia e gli italiani all’estero;
  • uscire dallo “shock degli egoismi” per rilanciare il processo di integrazione, riprendendo decisamente il cammino della Costituzione Europea: degli Stati Uniti d’Europa, baluardo contro i conflitti tra oriente e occidente, tra culture e religioni, tra democrazia e tirannide;
  • promuovere corridoi umanitari;
  • potenziare la rete degli Europe Direct e degli EURES.